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REGIME DEMOCRATICO 2.0 condito con l'olio di ricino dell'ottimismo

QUANDO SI CALPESTA LA VOLONTA' POPOLARE DI 27.000.000 MILIONI DI ITALIANI, LA DEMOCRAZIA NON ESISTE PIU' ..... SI CHIAMA REGIME DEMOCRATICO, STATO DI POTERE O PEGGIO; DITTATURA.

http://www.beppegrillo.it/…/parlamento/pdf/5G5S_18.03.16.pdf

martedì 6 ottobre 2015

" Archivio Offresi "



Partendo dal presupposto saggio e condivisibile  espresso da Simona Colarizi, (not important political affiliation) ordinaria di Storia Contemporanea presso l’Università la Sapienza di Roma ….........

“L’archivio di Radio Radicale è assolutamente prezioso e completamente complementare con l’archivio della Rai. Non c’è ombra di dubbio che l’archivio di Radio Radicale è una fonte preziosa per la storiografia contemporanea e per chiunque, a livello di documentario radiofonico, voglia ricostruire la storia, per lo meno della seconda parte del Novecento”

Lasciando alle spalle il sale di qualsiasi pregiudizio di parte …… il mio personale parere è che : Qualsiasi forma di cultura che integri il sapere comune, va salvaguardata e protetta al pari dei beni comuni fisicamente visibili (rimanendo sempre entro una scale delle priorità)  …… Questo al seguito di una riflessione sul video postato dalla Treccani  il 16/09/2015 a proposito dell’archivio di radio radicale che sottotitolerei :  « Archivio offresi »



Nell’assurda concezione del modello capitalistico, anche un archivio cassaforte di storiografia contemporanea di tutti noi, deve finire all’ “asta” al miglior offerente ……  Chiaramente non mi sento di trovare alcuna positività alla costrizione che la cultura venga messa all’ “asta”.......  una società civile ed evoluta, non dovrebbe permettere simili meccanismi.
Perché quello che non evidenzia il video ai più, è proprio questo …… la mercificazione della cultura come bene di mercato e non come bene comune.
  
In un paese normale, l’archivio di radio radicale, non sarebbe costretto a girovagare tra importanti salotti e forse, confabuli privati …..
In un paese normale, un archivio storico decennale quale quello di Radio Radicale, sarebbe «per diritto acquisito» condotto entro la sfera protetta del sapere condiviso, come patrimonio culturale pubblico.  Al di là del pensiero dell’uno o dell’altro, al di là dell’appartenenza politica.
Bypasserei il periodo buio -personale opinione-  di radio parolaccia, una forma di protesta per nulla edificante, non per moralismo o censura, solo non credo che il vomito verbale, gli sproloqui contro tutti e tutto uniti a offese etico-religiose, spesso razziste, possano contribuire al nostro bagaglio culturale o anche solo fare cultura perché specchio del paese, come sostenuto da alcuni.
Tornando al video, questa sceneggiata, che par teatrale, ricorda a tutti noi come nel paese a-normale di nome Italia, i diritti e i beni comuni, siano schiavi dell’elemosina altrui, che siano persone o istituzioni ……. Del resto la consuetudine sociale e sempre stata questa nei secoli dei secoli e sempre …… NON lo sarà !!! ….., Vado sperando insieme ai tanti stanchi di doverosa sudditanza reverenziale. …… e delle concessioni padronali … Nel caso specifico, le entità, coesistono entrambe, un potente Re istituzionale (pluri-pensionato / pluri-incaricato) con portafoglio, che, cuor suo, benedice la sommessa richiesta di rendere bene pubblico ciò che pubblico dovrebbe essere senza concessione alcuna. …….. Questo si, specchio del nostro avvilente modello sociale.
Partigiani a cinque stelle ….. liberateci dalle consuetudini avvilenti e svilenti.
  




La libera fruizione della cultura, non deve elemosinare nessuna concessione.







http://www.radioradicale.it/pagine/larchivio

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