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REGIME DEMOCRATICO 2.0 condito con l'olio di ricino dell'ottimismo

QUANDO SI CALPESTA LA VOLONTA' POPOLARE DI 27.000.000 MILIONI DI ITALIANI, LA DEMOCRAZIA NON ESISTE PIU' ..... SI CHIAMA REGIME DEMOCRATICO, STATO DI POTERE O PEGGIO; DITTATURA.

http://www.beppegrillo.it/…/parlamento/pdf/5G5S_18.03.16.pdf

giovedì 14 giugno 2012

PERCHE' VOTARE MOVIMENTO 5 STELLE - INCENERITORI


Il movimento 5 stelle dice no agli inceneritori; perchè ? Gli inceneritori non chiudono il ciclo dei rifiuti, a loro serve comunque una discarica per le ceneri, prodotto finale della combustione altamente tossico, che deve essere smaltito in discariche speciali di tipo B. Producono diossine e furani che sono genotossici (modificano il DNA) che entrano per direttissima nella catena alimentare, inoltre le nanopolveri nel giro di 1 ora soltanto entrano nel nostro sangue raggiungendo tutti gli organi, compresi i feti. Vengono chiamati anche termovalorizzatori, termine usato in modo improprio, secondo le più moderne teorie sulla corretta gestione dei rifiuti gli unici modi per "valorizzare" un rifiuto sono prima di tutto il riuso e poi il riciclo, ovvero la raccolta differenziata porta a porta, che crea una maggiore occupazione di personale, per cui no al licenziamento del personale degli inceneritori, ma riconversione delle mansioni del lavoratore, e assunzione di nuovi lavoratori, il recupero delle materie prime derivanti dalla separazione e selezione del rifiuto può arrivare fino al l' 86%, spesso gli impianti presentano emissioni fuori norma: nel gennaio 2008 l'inceneritore di Terni (ristrutturato nel 1998) è stato posto sotto sequestro in quanto i gestori, avrebbero nascosto emissioni gassose, e nelle acque di scarico valori pesantemente fuori norma con alte concentrazioni di mercurio, cadmio, diossine, acido cloridrico. Sarebbero inoltre stati bruciati in più occasioni persino rifiuti radioattivi di origine ospedaliera e non solo. (vedi - http://it.wikipedia.org/wiki/Inceneritore) A Colleferro è stato posto sotto sequestro l'impianto, mentre l'impianto di Brindisi è stato chiuso in seguito ad un filone che vedeva oggetto di inchiesta la manomissione dei sistemi di controllo delle emissioni. Per lo stesso motivo è stato fermato l'inceneritore del Pollino (o di Falascaia) a Pietrasanta. (vedi - http://it.wikipedia.org/wiki/Inceneritore) Vuoi un inceneritore vicino a casa tua ? 

CENTRO RICICLO VEDELAGO

bilancio di materia di un impianto di incenerimento nella prassi gestionale odierna.




COMUNICATO STAMPA COMUNE PARMA
2 giugno 2012

ESISTE UN PIANO ALTERNATIVO COMPLETO ED ECONOMICAMENTE VANTAGGIOSO, MESSO A PUNTO DAGLI STESSI TECNICI CHE LO HANNO FATTO ADOTTARE NELLA VICINA REGGIO DOVE SI E’ SPENTO IL FORNO E NON SI E’ COSTRUITO QUELLO NUOVO”

In risposta alle dichiarazioni dell’ad di Iren dottor Garbati su “La Stampa” di Torino il Movimento 5 Stelle di Parma dichiara

1) Esiste un piano alternativo all’inceneritore di Uguzzolo. Un piano di riconversione industriale con proposte studiate con tecnici di settore come il dottor Enzo Favoino che ha contribuito a redigere il piano della vicina provincia di Reggio Emilia. Il piano alternativo, già più volte presentato in occasioni pubbliche, dall’associazione Corretta Gestione Rifiuti di Parma, prevede riduzione rifiuti, implemento della raccolta differenziata porta a porta, costruzione di centri riciclo, selezione, compostaggio, trattamento meccanico biologico e linea d’estrusione per parte dei residui plastici. Se in provincia di Reggio Emilia un piano analogo ha portato a contabilizzare 28.000 tonnellate annue da portare a smaltimento, per la provincia di Parma tale piano studiato dal dottor Favoino ed altri tecnici prevede, visto il minor numero di rifiuti prodotto nella nostra provincia un ammontare massimo di 16.000 tonnellate annue. Quantità esigua di rifiuti che rende l’inceneritore una scelta economicamente svantaggiosa, mentre questa quantità è facilmente gestibile con accordi su vasta scala anche regionali. Ricordiamo che il piano Iren Spa punta a bruciare 130.000 tonnellate annue di rifiuti ad Uguzzolo. In provincia di Reggio Emilia con un analogo piano non si è costruito l’inceneritore.
2) La soluzione alternativa, che è reale e costruita in anni di confronto con tecnici, permette di salvaguardare l’immagine dell’industria agroalimentare parmigiana e delle nostre eccellenze nel Mondo, ad esempio il Parmigiano Reggiano. Anche la rete internazionale Slow Food si è detta contraria alla realizzazione in questa area. Inoltre con la proposta alternativa si creerebbero molti piu’ posti di lavoro rispetto alla costruzione e gestione di un inutile inceneritore che per un trentennio dovrà essere alimentato annualmente da 130.000 tonnellate di rifiuti.
3) La “soluzione olandese” non è una soluzione definitiva, ma esclusivamente una ipotesi ponte prima della riconversione industriale dell’area. Tale ipotesi “ponte” temporanea, verrebbe confrontata sul libero mercato con altri prezzi di smaltimento.
4)Ricordiamo infine che la Federazione dei Medici dell’Emilia Romagna ancora nel dicembre 2011 ha richiesto una moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori nella nostra Regione e la stessa linea d’indirizzo viene dalle conclusioni dello studio Moniter della Regione Emilia Romagna.
5)Parma sede dell’Authority Alimentare Europea intende seguire le linee d’indirizzo del Parlamento Europeo che in data 20 aprile 2012 ha indicato alla Commissione di emanare direttive che prevedono “il divieto di incenerimento di qualsiasi rifiuti riciclabile e compostabile”. Ricordiamo che Iren Spa vuole bruciare nel forno di Uguzzolo materiali riciclabili come diversi tipi di plastiche (oggi tutte recuperabili) e compostabili (come 20.000 tonnellate di fanghi di depurazione).
Come è già stato fatto in passato, tutta la cittadinanza verrà nuovamente messa a conoscenza del piano alternativo con campagne di informazione.




DAL SITO DI DirittoAlFuturo.it

ASSOCIAZIONE DIRITTO AL FUTURO
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Risposta all'articolo apparso sul La Stampa del 31 gennaio 2009 (sezione Asti), riportato in calce.
Siamo lieti che lEnel condivida il punto di vista tecnico giuridico posto alla base della vertenza che proprio in questi giorni sta prendendo avvio. Appare però necessario precisare che lAssociazione Diritto al Futuro è ben consapevole di quanto affermato da ENEL in merito al fatto che essa stessa, così come tutte le altre Società distributrici di energia elettrica non incassano o trattengono i contributi Cip6. Enel non può tuttavia chiamarsi fuori dalla vertenza proprio per la posizione che occupa nell'organizzazione del prelievo del balzello. E altrettanto necessario precisare che i promotori della vertenza sono consapevoli che tali somme vengono girate dalle suddette società all'Ente pubblico GSE, incaricato ad incassarle e poi a distribuirle tra i vari produttori di energia sia da fonti rinnovabili che da fonti assimilate, con una modalità non corretta così come riconosciuto dalla stessa ENEL nel proprio comunicato stampa.Ora, proprio in ragione di quanto dichiarato dalla stessa società Enel, ci aspettiamo da parte della stessa, come del resto, da parte di tutte le altre società distributrici di energia elettrica, una sollecita risposta e collaborazione a fronte di una domanda, quella di rimborso inoltrata dai singoli utenti finali del mercato dell'energia, del tutto legittima."
 

Ancona, 3 febbraio 2009
Associazione Diritto al Futuro
Ufficio stampa 349 7225825 – 328 2928437
La Stampa 31 Gennaio 2009
COMITATO. CHIEDE LA RESTITUZIONE


Enel: I contributi ecologici non li abbiamo mai incassati «Enel non può restituire soldi che non ha incassato»: l'azienda italiana risponde così alla campagna lanciata da «Diritto al futuro», movimento nato all'interno della Rete nazionale rifiuti zero. Si chiede all'azienda che fornisce energia elettrica la restituzione delle somme (circa il 7%) addebitate in bolletta per il sostegno alle fonti alternative. Si tratta dei contributi «Cip6»: secondo i promotori della campagna (se ne parlerà stamani alle 10 all'Università di via Testa all'assemblea dell'Osservatorio del paesaggio), i fondi non sarebbero stati investiti in energie rinnovabili. «La protesta è male indirizzata - risponde l'Enel - il Cip6 è un incentivo statale, il cui costo viene addebitato ai consumatori finali nel conteggio di tutte le bollette, non solo quelle di Enel, girato dai distributori all'ente pubblico incaricato di ripartirlo tra i produttori». Nell83% dei casi, precisa l'azienda, non va alle «vere rinnovabili» (eolico e solare, ad esempio), ma alle «fonti assimilate» (come l'uso dei residui di lavorazione del petrolio). «Enel non ha quest'ultimo tipo di impianti e quindi non riceve contributi» aggiunge l'azienda. Precisazione già avanzata durante una Commissione industria del Senato dall'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, che ha «sottolineato l'evidente stortura di un sistema che aiuta soloin maniera marginale l'ambiente».Aggiunge l'azienda: «Enel fa propria la proposta che i Cip6 vengano ben indirizzati a sostenere laproduzione di energia verde», incentivi costati ai consumatori, fino al 2008, circa 24 miliardi dieuro.«Continuare a destinare queste risorse per incentivare impianti con tecnologie convenzionali, chenon hanno portato benefici al bilancio ambientale, è un errore - conclude l'azienda - soprattutto inun contesto europeo che ci impone obiettivi molto ambiziosi».
Comunicato stampa


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